Miscellanea documenti turchi :: documento n. 1218

n. 1218

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dati scheda

Identificazione

Numero documento: 1218

Datazione

Data iniziale: 20/11/1617

Data finale: 29/11/1617

Altra datazione: fine della luna di zilkade 1026

Note: data tradotta in anno Domini more comune

Data topica: Costantinopoli

Mittente
  1. Mittente: Mustafa I

Destinatario
  1. Destinatario: Giovanni Bembo

    Qualifica: doge

Descrizione I signori di Ragusa che, come gli altri cristiani, da trecento anni sono fedeli tributari della Porta hanno notificato al sultano a mezzo di lettere e di inviati quanto segue. Il {[provveditore]} generale {[da mar]} della flotta veneta {[Lorenzo Venier]} verso la metà dello scorso şevval (2-30 ottobre) con otto galeoni, cinque maone, trentadue galee e venti fregate, si recò nelle vicinanze di Ragusa e mandò verso terra degli uomini che saccheggiarono le abitazioni e trassero prigioniere, con insulti, le persone che trovarono, poi messe in ceppi sulle navi. Egli fece poi intercettare le vettovaglie che venivano dal mare e dalla terra e tagliò l’acquedotto della città. Inoltre, mentre il capitano veneto Pietro Paolo Rode da Cattaro navigava verso Ragusa con a bordo merci di mercanti ragusei acquistate a Venezia e trasportate a nolo, il {[provveditore]} generale gli proibì di approdare colà. Le merci furono scaricate presso la chiesa di San Jacopo fuori Ragusa e mentre i mercanti, caricatele su barche si dirigevano verso la città, egli mandò una fregata che tolse loro, a un tiro di freccia da Ragusa, tre grandi casse di drappi e ventisette pezze di panno scarlatto. Il {[provveditore]} generale ha fatto tutto ciò e ha anche reso desolato lo scalo, la cui dogana era tenuta dai turchi. Sono pure giunte copie di sicil e relazioni suggellate e firmate dai cadì di Castelnuovo, «Çerōiniğē» e «Lūbīn» (Ljubinje), presso Ragusa, riportanti le attestazioni degli agà di Castelnuovo e di musulmani degni di fede che dicono che i veneziani hanno cominciato a costruire un forte su un’isola vicino a Ragusa e che commettono atti di violenza senza limiti. Se tali notizie sono vere Venezia si è molto allontanata dall’amicizia. Sorprende sia che il “generale” abbia fatto ciò di suo arbitrio, sia che la Repubblica glielo abbia comandato. Finora quando veniva rilevata qualche malefatta da parte di dipendenti del sultano o da veneti, vi si provvedeva e la cosa veniva risolta. Qualora siano veri i sospetti e le accuse della Signoria che Ragusa, avvisando la flotta spagnola, sia stata la causa della cattura di alcune galee venete e del depredamento di sostanze di musulmani, essa avrebbe dovuto riferirne tramite il bailo e i visir al sultano, il quale avrebbe rimproverato Ragusa. Venezia non ha forse pensato alla probabilità che, diffondendosi la voce della venuta del “generale” con la flotta e con tanta truppa, gente di scarsa intelligenza e ignorante -come per esempio i ribelli albanesi che sono sempre in rivolta, le guarnigioni delle fortezze turche confinanti con Venezia lungo la costa e i corsari- avrebbero considerato il fatto come una violazione dei patti da parte veneta e avrebbero potuto commettere azioni fonte di dissensi e sedizioni per cui i sudditi ottomani avrebbero sofferto? La repubblica di Ragusa è un piccolo stato, non deve quindi sorprendere se si barcamena secondo le circostanze. Essa, con le sue isole e i suoi castelli, fa parte dell’Impero Ottomano, i suoi sudditi sono sudditi tributari (haraçgüzar) ottomani e i suoi Signori sono stati sempre obbedienti e sottomessi al sultano. Egli è quindi spiacente di quanto è accaduto senza il suo volere e chiede che, non appena la Signoria riceverà la presente lettera, di cui è latore il çavuş Mustafa, dia ordini al “generale”, qualora si trovi ancora a Ragusa, di partire immediatamente per provvedere al recupero delle sostanze predate. Il sultano vuole che si rimandi subito indietro il çavuş.

Dimensioni

Base mm: 530

Altezza mm: 2240

Riferimento alla traduzione: cfr. traduzioni nn. 1220-1221

Lingua: Ottomano

Da: I "documenti turchi" dell'Archivio di Stato di Venezia. Inventario della miscellanea a cura di Maria Pia Pedani, Roma, 1994, pag. 320