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Soggetti produttori - Enti

Società Anonima Arturo Junghans

Complessi archivistici prodotti:
Junghans

Il complesso industriale degli stabilimenti Junghans, che fabbricavano orologi e congegni di precisione, venne fondato nel 1878 dai Fratelli Herion, agenti generali per l’Italia dell’azienda tedesca Gebrüder Junghans di Schramberg nel Württemberg, come semplice laboratorio di montaggio di elementi importati dall’estero, ma raggiunse ben presto una propria autonomia di produzione. La collocazione dello stabilimento fu individuata nella parte centrale dell’isola della Giudecca, che dalla fine dell’Ottocento era diventata l’area industriale cittadina dove avevano trovato de­stinazione molte fabbriche e stabilimenti (tra gli altri il Molino Stucky, distillerie e birrerie, indu­strie tessili e manifatturiere, cantieri navali). Alla fine dell’Ottocento entrava a far parte della ditta anche Arturo Junghans, che dal 1903 ne rimaneva unico proprietario. Con l’avvento della prima guerra mondiale la ditta fu sequestrata dal governo italiano sino al 17 maggio 1922. Nel 1923 l’azienda fu trasformata in società per azioni, con la denominazione “Società Ano­nima Arturo Junghans”, con un capitale iniziale di due milioni e una produzione giornaliera di oltre 1500 orologi completi. Intorno agli anni Trenta nella fabbrica lavoravano 500 operai, metà uomini e metà donne e in maggioranza residenti nella stessa isola. Nel 1943, per rispondere alle esigenze di produzione bellica, lo stabilimento venne debitamente ampliato, estendendosi su una superficie di 20.000 mq. Nel corso del 1944 una parte delle atti­vità produttive – i macchinari di precisione per la fabbricazione di spolette – fu spostata nei pressi di Bolzano. Nel secondo dopoguerra, con il progressivo trasferimento delle attività produttive in terra­ferma, l’isola della Giudecca cominciò a svuotarsi delle sue industrie; nel 1954 chiudeva il Mo­lino Stucky, simbolo della Venezia industriale. Anche la Junghans – che ancora alla fine degli anni Settanta contava oltre 650 addetti, rappresentando il più importante nucleo di produzione industriale privato – iniziò a registrare una crisi produttiva e occupazionale che determinò la graduale chiusura dello stabilimento e l’abbandono dell’area occupata per oltre cento anni. [a cura di Marco Borghi]