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Procuratori di San Marco

Complessi archivistici prodotti:
Miscellanea di carte non appartenenti ad alcun archivio (1274 - 1816)
Procuratori di San Marco (sec. XI - sec. XIX)

Considerata la carica più alta dopo quella del doge, e come quella a vita (insieme a rare eccezioni riservate alle massime responsabilità burocratiche, quali il Cancellier grande, il Segretario alle voci, il Cancellier grande di Candia), spesso rappresentava il gradino per accedere al dogado. Inizialmente ricoperta da un unico individuo (secc. IX- XII), dalla metà del XIII secolo divenne magistratura composta da quattro patrizi, due dei quali incaricati dell’amministrazione della chiesa ducale (de supra) e due alle commissarìe (de subtus, super commissariis). Divennero sei nel 1319 con la suddivisione in tre procuratie, infine nove membri nel 1443. Dal 1516 si poté procedere all’elezione in Maggior consiglio di procuratori soprannumerari dietro cospicua offerta, al fine di finanziare le necessità belliche. L’esonero da consigli, cariche e uffici, compresi quelli nelle sedi di terraferma e da mar, e nelle corti straniere, forse rappresentò una soluzione di massimo prestigio per poter esercitare l’attività pubblica senza allontanarsi da Venezia. «Al principio del sec. XIV, i Procuratori vennero divisi in tre Procuratie. La prima, detta "de supra [ecclesiam Sancti Marci]", attendeva all'amministrazione della Basilica di S. Marco; la seconda, detta "de citra", attendeva alle tutele, commissarie e testamenti dei sestieri di S. Marco, Castello e Cannaregio; la terza, detta "de ultra", alle tutele, commissarie e testamenti dei sestieri di Dorsoduro, San Polo e S. Croce». (Da Mosto, I, p. 25) Quelli de supra sovrintendevano «alla chiesa di S. Marco in temporalibus, limitando il potere del doge sulla sua stessa cappella. In seguito ebbero competenze sulla piazza e sugli edifici contigui, sulla fiera della Sensa (Ascensione), su chiese e ospedali di patronato dogale, situati anche fuori Venezia. Ebbero presto funzioni di custodia del tesoro e dei documenti pubblici, nonché di quelli privati e divennero l’organo attraverso il quale lo Stato integrava la capacità giuridica degli incapaci ed esercitava la tutela sui pupilli e la curatela sui mentecatti. Furono spesso prescelti quali commissarii e furnitores dei testamenti, specie quando vi fossero legati pii o si istituissero piccole fondazioni. Nel sec. XVI intervennero a tutela delle eredità intestate. Nel 1656 e negli anni seguenti, durante la guerra di Candia, tre dei procuratori con il titolo di deputati sopra le soppressioni delle religioni, insieme al nunzio pontificio, procedettero alla vendita e comunque all’amministrazione o all’obbligatorio acquisto dei beni dei «conventini »soppressi in seguito alla bolla di Innocenzo X del 15 ott. 1652, per applicarne il ricavato alla guerra contro il Turco. Altrettanto avvenne riguardo alle soppressioni operate da Alessandro VI1 con i brevi del 28 apr. 1656, relativi ai crociferi e ai canonici regolari di Santo Spirito, e con la bolla del 6 die.1668, relativa ai canonici di S. Giorgio in Alga, ai gesuiti e ai gerolimiani. Queste attività, a prima vista estranee alla grande politica, comportavano però vasto maneggio di capitali e determinante potere economico-finanziario, che si esplicava negli investimenti commerciali e immobiliari e nei finanziamenti all’erario mediante il credito, l’acquisto di imprestiti, i depositi presso le camere delle biave e del sal, influendo così sia in ambito privato che pubblico, specialmente nel periodo più antico fino al sec. XV. Contabilità e gestione delle singole commissarie erano tenute distinte sino ad epoca molto avanzata (sec. XVII), quando si ebbero finalmente registri a carattere generale. Accanto alle serie proprie di ciascuna procuratia rivestono perciò grande importanza, e rappresentano anzi la parte più cospicua del fondo, le commissarie, ossia il materiale relativo alle numerosissime piccole istituzioni, prolungatesi talora per secoli; in moltissimi casi vi è incluso l’archivietto personale del testatore, con documenti privati e pubblici di ogni genere, irreperibili in altra posizione e tali da fare di questo fondo una delle fonti principali per i secc. X11-XV; attraverso i «quaderni » delle commissarie possiamo ad esempio ricostruire analiticamente il movimento degli imprestiti, mentre l’archivio della camera degli imprestiti è andato perduto. Dopo la caduta della repubblica subentrarono nei compiti dei procuratori e ne raccolsero in una prima fase gli archivi da un lato la fabbriceria, poi procuratoria della chiesa di S. Marco, divenuta cattedrale nel 1807, dall’altro le successive amministrazioni della pubblica beneficenza» (Guida generale, IV, p. 886). Bibl.: Guida generale, pp. 885-887; Da Mosto, I, pp. 25-27; Cecchetti, II, p. 57; F. Caffi, Storia della musica sacra nella già cappella ducale di San Marco in Venezia, Venezia 1885 (Ristampa anastatica, Bologna 1972); R. Müller, The Procurators of San Marco in the thirteenth and fourteenth centuries; a study of the office as a financial and trust institution, in Studi Veneziani, XIII (1971), pp. 105-220; E. Boaga, La soppressione innocenziana dei piccoli conventi in Italia, Roma 1971; B. Lanfranchi Strina, Note archivistiche sul fondo dei Procuratori di San Marco "de supra", in San Marco: aspetti storici e agiografici, Marsilio Venezia 1996, pp. 552-555.