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Archivio di Stato di Venezia

Complessi archivistici prodotti:
Archivio di Stato di Venezia (1806)
Strumenti di corredo (sec. XIX - sec. XX)

«Quanto alla sistemazione degli archivi antichi e moderni, già agli albori del sec. XIX, durante la prima dominazione austriaca, andava maturando il progetto della loro concentrazione in un archivio generale, balenato fin dal 1797, nei brevi mesi della democrazia. Era questa l'aspirazione di Iacopo Chiodo, personaggio che nella sua carriera sembra quasi rappresentare la continuità degli archivi attraverso i mutamenti politici. [...] Nell'aprile 1803 ebbe l'incombenza di formare una "collezione per materie di tutte le leggi, decreti, terminazioni disciplinari e di massima, della cessata Repubblica [...] grande et utilissima operazione ch'era un apparecchio alla concentrazione di tutti gli antichi archivii, meditata dalla sapiente ponderazione del governo". Il piano allora esteso fu approvato con modifiche a Venezia (17 dicembre 1804) e a Vienna (22 febbraio 1805) ma non produsse per il momento alcun esito concreto [...]. Aggregato il Veneto al Regno d'Italia, all'inizio del 1807, fu decisa la riunione degli archivi della Repubblica e di quelli successivi in tre diverse sedi, situate in edifici acquisiti al Demanio con le soppressioni delle corporazioni religiose laicali, cercando di suddividerli, secondo un visione a posteriori, nei tre principali rami dell'attività di governo e amministrativa: gli archivi politici nella Scuola grande di San Teodoro, sotto la direzione di Carlo Antonio Marin [...] con il Chiodo quale coadiutore; i giudiziari nel convento di San Giovanni Laterano; i demaniali o fiscali (finanziari) in un palazzo a San Provolo, solo in parte appartenente al demanio. L'archivio notarile, riorganizzato secondo la normativa napoleonica si trovava allora nelle sansoviniane "fabbriche nuove" di Rialto e subì in seguito vari spostamenti. Il principale era l'archivio politico di San Teodoro, presto allargatosi ad altri cinque edifici. Tornata l'Austria nel 1814 il Governo, che sempre più spesso doveva far ricorso a tale documentazione quale precedente, tentò con decreto del 6 settembre 1815 di ridurlo a sezione della propria registratura, cioè del proprio archivio corrente, da quella dipendente, con la perdita di ogni autonomia amministrativa e tecnica. Il rischio fu evitato grazie al Chiodo [...] che reggeva provvisoriamente l'Istutito di San Teodoro dopo la Morte di Marin (17 aprile 1815). Con una supplica del 25 novembre, consegnata personalmente all'imperatore, presente in quei giorni a Venezia, egli tornava a sollecitare l'istituzione di un archivio generale sull'esempio di quello di San Fedele a Milano, confidando di esserne nominato direttore. Ottenne così i due sovrani rescritti di gabinetto del 13 dicembre 1815, l'uno dei quali sanciva l'indipendenza dell'archivio di San Teodoro dalla registratura "governiale" e gliene affidava la direzione con titolo di archivista [...], l'altro disponeva la riunione dei fondi componenti detto istituto in un'idonea sede che egli era incaricato di scegliere insieme ad un tecnico, presentando in termini brevissimi il progetto di adeguamento dell'edificio e una proposta di pianta organica del personale. Era l'istituzione dell'Archivio generale veneto, atto di nascita dell'Archivio di Stato di Venezia» (Guida generale, IV, pp. 872-873).