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Soggetti produttori - Enti

Uffici produttori del catasto

Complessi archivistici prodotti:
Catasti (1805 - 1929)
Censo provvisorio (1805 - 1846)
Censo stabile (1807 - 1852)
Censo stabile attivato (1846 - 1929)
Lustrazioni (1851 - 1869)

La realizzazione e la successiva ‘conservazione’ del catasto costituirono un insieme di attività amministrative e fiscali di enorme portata, le quali si svilupparono in un arco cronologico straordinariamente lungo e all’interno di diverse compagini statuali e amministrazioni politiche. In tali attività intervenne una pluralità di soggetti, ciascuno secondo le proprie competenze (amministrative, tecniche, ecc.), e tutti, sia pure a diverso titolo, produttori della documentazione. Riesce perciò impossibile attribuire a un preciso soggetto produttore la titolarità della documentazione catastale. In questa scheda, pertanto, si riassumono le vicende di tutte le istituzioni che, sotto i domini napoleonico, austriaco e italiano, hanno contribuito a realizzare l’operazione catastale, dapprima mediante l’accertamento dei possessi fondiari e della relativa rendita censuaria, quindi con la conservazione del catasto. Una prima, sostanziale distinzione si deve operare rispetto alle due operazioni denominate “Censo provvisorio” e “Censo stabile”, che cronologicamente si intersecano e sovrappongono per più decenni, ma che presentano impostazione e finalità assolutamente diverse. La prima, basandosi sugli estimi di antico regime (formati per corpi territoriali), opportunamente rimodulati per sopprimere la distinzione tra ‘fuochi’ veneti e ‘fuochi’ esteri, nonché rivisti e rinnovati sulla scorta delle dichiarazioni dei possessori, servì, appunto, alla quantificazione ed esazione dell’imposta fondiaria in via transitoria. La seconda, che seguiva i principi ormai universalmente riconosciuti del catasto moderno sul modello teresiano, avrebbe condotto, all’interno di una nuova e razionale suddivisione territoriale in province, distretti, comuni amministrativi e censuari, a un esatto accertamento delle singole proprietà su base geometrico-particellare e alla imposizione fiscale definitiva sulla scorta di stime oggettive e impersonali. Il governo austriaco insediatosi nel Veneto dopo il trattato di Campoformio, pur avvertendo l’esigenza di introdurre un catasto moderno, iniziò dunque ad operare in un primo momento per un “censo provvisorio”. Nel 1804 fu istituita a livello centrale una Commissione per il censo e con editto del 14 gennaio 1805 una Commissione provinciale per il censo a Venezia e in tutti i capoluoghi di provincia per organizzare la preliminare operazione di raccolta delle ‘notifiche’ (le dichiarazioni dei possessori fondiari). L’operazione fu interrotta dalla caduta del primo governo austriaco, ma ripresa e ultimata da quello napoleonico, che riorganizzò nel 1806 le Commissioni per il censo, trasferite presso le rispettive prefetture, le pose in attività con il decreto 4 febbraio 1808, affidando loro l’incarico di formare, sulla base degli estimi antichi, oppure delle notifiche del 1805 (o di ulteriori, da richiedere, qualora se ne ravvisasse l’opportunità), i catasti comunali provvisori. Questi vennero attivati nelle diverse province tra 1808 e 1813 e servirono alla quantificazione dell’imposta prediale fino all’attivazione del Censo stabile avvenuta nelle province venete tra 1846 e 1852. La complessa operazione destinata a sfociare nel Censo stabile austriaco vede il suo avvio con i decreti napoleonici 12 gennaio e 13 aprile 1807, che sistemavano la complessa amministrazione finanziaria del Regno e sancivano l'avvio delle operazioni del nuovo catasto. Le attività di rilevazione per il catasto geometrico-particellare, con i lavori di misurazione del terreno e la redazione delle mappe e dei relativi sommarioni furono guidate dalla Direzione generale del censo in Milano ed eseguite dai diversi periti, coadiuvati da commissioni comunali locali e diretti da ingegneri ispettori provinciali. Il rilevamento fu ultimato in alcuni comuni nei primi anni della seconda dominazione austriaca. Con decreto 8 agosto 1817 il Governo di Venezia ordinava la pubblicazione in ciascun comune delle mappe e dei sommarioni, e la raccolta di eventuali reclami. La sovrana patente 23 dicembre 1817 disponeva la realizzazione del nuovo censo, secondo i principi teresiani, a partire dalle operazioni di misura ordinate dall'amministrazione napoleonica, la validità delle quali era ribadita esplicitamente. La successiva patente del 31 dicembre 1818 riorganizzò la struttura dell’amministrazione catastale austriaca: al vertice era posta la Giunta per il censimento in Milano, organo tecnico e politico presieduto dal viceré ed in relazione diretta con il dicastero aulico delle finanze di Vienna; in ogni capoluogo di provincia si istituiva un Ufficio provinciale per il censo, mentre continuavano a funzionare a Venezia la Direzione del censo e a Milano l’Amministrazione del censo, con funzioni di raccordo e sorveglianza sugli Uffici provinciali; i Commissari distrettuali, subentrati ai Cancellieri del censo napoleonici e così denominati dal 1819, avrebbero avuto il compito di conservare e tenere aggiornati i registri catastali. Le operazioni di stima iniziarono nel 1825; Commissioni censuarie e Collegi di periti procedettero in ogni comune, in tre successive campagne nel 1826, 1827 e 1828, alle operazioni di qualificazione e di classificazione, per giungere al classamento di ogni mappale; successivamente, fino al 1840, furono censiti ulivi e gelsi. Con sovrana risoluzione 3 agosto 1837 si ordinavano il censimento e la stima dei fabbricati, operazioni condotte a termine nel volgere di alcuni anni. Nel 1838 vennero pubblicate le tariffe d’estimo per tutti i comuni veneti e man mano vennero pubblicati nelle singole province gli atti del censo stabile per gli eventuali reclami e le ultime opportune rettifiche. Il catasto fu attivato tra 1846 e 1852. Dopo l’Unità d’Italia si pose il problema dell’unificazione dei vari uffici che ogni Stato aveva preposto al catasto; si decise di mantenere alcuni uffici precedenti - a Milano la Giunta del censimento, abolita solo nel 1888 - mentre a livello centrale il Ministero delle finanze veniva distinto in una Direzione generale delle contribuzioni dirette e in una Direzione generale del demanio e delle tasse. Gli anni successivi conobbero un continuo evolversi dell’organizzazione finanziaria, fino a che con R.D. 5286, 26 settembre 1869, tutti i rami dell’amministrazione furono accentrati in un unico ufficio direttivo provinciale, le Intendenze di finanza, e con R.D. 6151, 24 dicembre 1870, si dispose la doppia conservazione del catasto presso le Agenzie delle imposte e del catasto e presso le Intendenze. Con D.M. 7 gennaio 1882 vennero istituiti gli Uffici tecnici di finanza, uno per ogni provincia, che fusero i servizi catastali con quelli tecnico-erariali. La legge Messedaglia, che riordinò l’imposta fondiaria, superando il censo stabile e portando al nuovo catasto – entrato in conservazione solo dopo svariati decenni – venne varata il 18 marzo 1886; il rilevamento doveva essere eseguito da periti delegati dell’Amministrazione del catasto. Tutte le operazioni catastali dipendevano da un Ufficio generale del catasto presso il Ministero delle Finanze; per le operazioni di stima si istituirono Giunte tecniche composte di periti nominati per metà dal Ministero e per l’altra metà dai Consigli delle Province interessate; si formano Commissioni censuarie comunali per ogni Comune e una Commissione provinciale per ciascuna Provincia, che dipendevano da una Commissione centrale. Con L. 237, 24 marzo 1907, la conservazione del catasto terreni divenne competenza degli Uffici tecnici, che con R.D. 2007, 22 ottobre 1936, divennero Uffici tecnici erariali, a competenza provinciale, alle dipendenze della Direzione generale del catasto e dei servizi tecnici erariali; alcuni Uffici tecnici del catasto sopravvissero fino all’ultimazione dei lavori. Il R.D. 664, 10 maggio 1938, dispose che l’aggiornamento in materia di catasto urbano restasse di competenza degli uffici distrettuali delle imposte dirette. Il nuovo catasto edilizio, che venne a sostituire quello precedente in vigore dal 1865, fu ordinato con L. 2652, 13 aprile 1939, ed entrò in conservazione con D.M. 4 dicembre 1962.