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Dieci savi alle decime in Rialto

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Dieci savi alle decime in Rialto (1514 - 1797)

«La decima era l'imposta reale a carico degli abitanti di Venezia e del Dogado allibrati a fuoco veneto, ed era pari al dieci per cento sui redditi dei loro beni stabili, ovunque situati, e in seguito anche dei redditi mobiliari. Dopo alcuni esperimenti risalenti anche a tempi remoti ma in particolare alla guerra di Chioggia (1379), tale imposta venne definitivamente istituita dal Senato il 15 giu. 1463, per sostenere le spese di guerra, dapprima in concorrenze con gli imprestiti, poi in loro sostituzione. I rilevamenti della base imponibile e la commisurazione dell'imposta furono affidati ad apposite commissioni di savi (savi per tansar la terra, nominati eccezionalmente anche nella prima metà del Cinquecento in occasione di imposte straordinarie); l'esazione ai governatori delle entrate. L'ufficio dei dieci savi, che nel loro insieme formavano un collegio, ebbe definitivo assetto e fu reso stabile nel 1477 (15 nov., senato) con sede a Rialto. Il primitivo archivio andò completamente distrutto nell'incendio di Rialto del 10 genn. 1514. In quello stesso anno fu pertanto necessario indire la prima redecima (rinnovazione dell'estimo), rinnovata nel 1537, 1566, 1581, 1661, 1711, 1740 [...]. La rilevazione era duplice, basata sulle denunce (condizioni) dei proprietari e sulla ricognizione effettuata dall'ufficio e riassunta nei catastici. Il movimento delle partite era registrato nei trasporti (volture) del debito di decima; attraverso i giornali dei trasporti è pertanto possibile risalire al titolo che determina la voltura, rintracciabile in altri fondi archivistici; non furono invece disegnate mappe: l'archivio dei savi alle decime è perciò in qualche misura paragonabile a un moderno catasto, ma soltanto descrittivo. Solo nella redecima del 1740 furono compilati catastici, oltre che dei beni a fuoco veneto, anche di quelli di Terraferma fino al Mincio allibrati a fuoco estero (ossia iscritti agli estimi locali delle singole città e territori, secondo il diverso sistema impositivo vigente nella Terraferma), sì da ottenere una descrizione abbastanza completa del territorio dello Stato da terra, sebbene suddivisa in due diverse serie di registri; la competenza dell'ufficio restò tuttavia limitata all'imposta sui beni a fuoco veneto, mentre quella sui beni a fuoco estero era demandata alle camere e agli uffici locali. A partire dal 1617 (6 mag., Senato) alla decima si aggiunse il campatico, imposta prediale straordinaria e spesso reiterata, gravante sui terreni posseduti da veneziani in Terraferma e commisurata alla superficie e non al reddito, estesa nel 1665 (21 mar., Senato) anche ai beni dei sudditi allibrati a fuoco estero. I savi alle decime la fissavano sui beni a fuoco veneto, mentre su quelli a fuoco estero erano competenti i rettori delle singole città, in particolare i capitani. L'ufficio dei dieci savi, dotato di giurisdizione di primo grado nelle materie di competenza e di secondo grado sugli atti propri e di altri uffici finanziari, agiva anche attraverso deputazioni interne, intitolate alla scrittura, agli accrescimenti, al sussidio, ai comunali (beni comunali), alle vendite. Quest'ultima aveva il compito di dare esecuzione alle leggi statutarie sulla limitazione della mano morta, in particolare quelle del 1536 (22 dic., Senato) [...] e del 1605 (26 mar., Senato estesa in tutto lo Stato) che imponevano la vendita, dopo un periodo determinato, dei beni lasciati in eredità o in legato ad enti ecclesiastici, che a tale scopo erano obbligatoriamente allibrati a fuoco veneto in tutto lo Stato. Integrata nel 1766 (12 sett., Senato) dalla aggiunta o deputazione straordinaria ad pias causas e di concero con i provveditori e con l'aggiunto sopra monasteri, la deputazione alle vendite provvide inoltre a dare applicazione alle leggi eversive e di regolazione (segue dalle notizie sulla provenienza) della manomorta emanate dalla Repubblica nel suo ultimo trentennio. Dopo il 1797 l'antico sistema di tassazione seguitò ad essere applicato fino all'entrata in vigore degli estimi provvisori napoleonici, avvenuta nel 1808 per Venezia e il Dogado e negli anni immediatamente successivi, con pochissime eccezioni, nel rimanente territorio. Il meccanismo dell'ufficio dei dieci savi continuò pertanto a funzionare ancora per qualche anno alle dipendenze dei nuovi governi» (GG, pp. 940-941).